a
Rivista online di architettura sportiva
 

Anversa, 1920: l’Olympisch Stadion e la protesta della Cecoslovacchia

Il Belgio conquistò la medaglia d’oro nel calcio in circostanze inedite ed eccezionali.

Nel 1920 i Giochi Olimpici tornarono a essere disputati in pianta stabile, dopo la pausa forzata per la I Guerra Mondiale. Dall’edizione del 1912 a Stoccolma, in Svezia, si passò direttamente a quella del ’20 in Belgio, saltando i Giochi del 1916, previsti a Berlino. I Giochi di Anversa, VII Olimpiade della storia (con alcune gare di scena a Bruxelles e Ostenda), erano stati promossi in particolare dal Barone Édouard de Laveleye, presidente del Comitato Olimpico belga nonché primo presidente della Federazione Calcio del Belgio (dal 1895 al 1924).

E proprio il torneo olimpico di calcio era stato strutturato con grande attenzione, secondo un sistema a eliminazione diretta a 16 squadre. La Francia ottenne subito un “bye” al primo turno (in virtù della mancata presenza della Svizzera), mentre il Belgio vinse 2-0 a tavolino poiché la Polonia non si presentò in tempo allo stadio per il calcio d’inizio. In corsa c’era anche l’Italia, ma gli azzurri non erano ancora la squadra dirompente degli anni ’30 e perderanno ai quarti contro la Francia, scalando poi al gironcino per la medaglia argento/bronzo (dopo la vittoria contro la Norvegia e la sconfitta contro la Spagna, gli azzurri chiusero al quinto posto, considerando la classifica generale dei risultati complessivi).

Ma il vero momento eccezionale del torneo arrivò in finale. Dopo aver superato i quarti (3-1 contro la Spagna) e la semifinale (3-0 contro l’Olanda), il Belgio si trovò di fronte alla Cecoslovacchia in finale, una partita da disputare all’Olympisch Stadion di Anversa. Già in vantaggio per 2-0 dopo mezz’ora di gioco i padroni di casa sembravano ampiamente in grado di dominare l’incontro. Al 40′ del primo tempo, però, i cecoslovacchi abbandonarono il campo in palese protesta contro la terna arbitrale. L’arbitro dell’incontro era l’inglese John Lewis, che già aveva diretto la semifinale Belgio-Olanda, pare indirizzando in modo evidente il corso della partita nelle mani dei padroni di casa. A detta degli est europei l’arbitro si stava “ripetendo” in questa finale che, fra l’altro, vedeva anche la presenza di due guardalinee inglesi (avrebbero dovuto essere uno belga e uno cecoslovacco, invece, dato che il regolamento dell’epoca imponeva che la nazionalità dei due assistenti fosse, uno per parte, quella delle due squadre in campo). Non ultimo, i cecoslovacchi si lamentarono per la presenza a bordo campo dei soldati belgi durante la partita, che aveva impedito loro di giocare in modo tranquillo fino a quel momento.

Il giorno della finale l’Olympisch Stadion di Anversa registrò 35mila presenze, contro la capienza nominale di 12-15mila posti. È facile immaginare il clima avverso alla Cecoslovacchia durante la partita, se è vero che in entrambi i gol del Belgio le cronache dell’epoca raccontano di evidenti sviste dell’arbitro in favore dei padroni di casa. Il 2-0 fu confermato e ne seguì un’immediata invasione di campo per festeggiare il Belgio oro olimpico nel calcio, nei primi (e finora unici) Giochi organizzati in casa. La decisione di abbandonare il campo da parte della Cecoslovacchia, comunque, rimane senza precedenti e la nazionale est europea si rifiutò di giocare anche le successive finali di consolazione per assegnare argento e bronzo, finendo poi per essere squalificata dall’organizzazione.

Egitto-Jugoslavia, partita amichevole o ufficiale?

Il torneo olimpico di calcio non terminò con la finale per l’oro e proseguì con le finali per assegnare i piazzamenti, con un calendario di eventi completamente opposto alle logiche attuali: la Francia, che aveva diritto a partecipare ai playoff argento/bronzo, si chiamò fuori perché molti dei suoi giocatori erano già ritornati a casa, mentre la Spagna conquistò il secondo gradino del podio nella sfida del 5 settembre 1920, battendo l’Olanda per 3-1.

Nella Spagna delle Olimpiadi 1920 giocavano, tra gli altri, Ricardo Zamora – uno dei più grandi portieri della storia del calcio – e Rafael Moreno Aranzadi, detto ‘Pichichi’, gloria dell’Athletic Bilbao a cui è intitolato il premio di capocannoniere nel campionato spagnolo.

Il 3 settembre, giorno successivo alla finale Belgio-Cecoslovacchia, e sempre all’Olympisch Stadion di Anversa, si giocò una partita amichevole fra Egitto e Jugoslavia. Non è chiaro il motivo ufficiale della partita, visto che entrambe le Nazionali erano state eliminate già al primo turno (l’Egitto per mano dell’Italia, 1-2). Si trattò di una sfida giocata all’interno del calendario del torneo olimpico ma senza un vero valore di classifica (vinse l’Egitto 4-2, nda) e secondo alcune ricostruzioni potrebbe essere stata considerata come valida per l’ottavo posto (quindi parte integrante del gironcino argento/bronzo) ma le vere circostanze dell’evento rimangono poco chiare.

Quella del 3 settembre 1920, davanti a circa 500 spettatori all’Olympisch Stadion di Anversa, è però l’unica partita ufficiale della storia fra Egitto e Jugoslavia, valevole per un torneo maggiore: le due Nazionali, infatti, si affronteranno altre tre volte in amichevole, una volta ai Giochi del Mediterraneo e l’ultima (ma già sotto la fusione ex Jugoslavia/Serbia e Montenegro) nella Korea Cup del 1997.

Gli stadi delle Olimpiadi 1920

Gli impianti scelti per ospitare le partite del torneo olimpico di calcio del 1920 furono quattro:

  • Olympisch Stadion, Anversa
  • Stadion Broodstraat, Anversa
  • Jules Ottenstadion, Gent
  • Stade Joseph Marien, Bruxelles (unico ancora esistente)

L’Olympisch Stadion di Anversa è stato completamente trasformato ed è oggi l’impianto di casa del KFCO Beerschot. Non ha più nessun elemento originale né nella struttura né in pianta ma conserva la denominazione e il luogo originali. Lo Stadion Broodstraat, invece, fu demolito poco dopo i Giochi del ’20 – per evidenti limiti di capienza e funzionalità – e il Royal Antwerp FC, squadra locale, si spostò al Bosuilstadion, dove gioca ancora oggi. Infine il Jules Ottenstadion di Gent, nel quale il KAA Gent ha giocato per più di 90 anni, prima di trasferirsi nella nuovissima Ghelamco Arena, inaugurata nel 2013 (al posto dell’ex stadio, invece, sorgerà un complesso residenziale).

Stadi su Google Maps:

© Riproduzione Riservata

Post Tags
Share Post
No comments

LEAVE A COMMENT